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Mi sono chiesta a che serva andare a fare la spesa con una borsetta di canapa che reca un aforisma di Flaiano stampigliato su: è più chic per trasportarci i due etti di mortadella? A quale arcano bisogno risponde la necessità di far sapere agli altri che leggi libri sorseggiando alla mattina una tazza di tè con sopra un pensiero di Nietzche, soprattutto quando Nietzsche non l’hai mai letto e se lo facessi ti starebbe anche un po’ tanto sulle balle? Ecco, non lo so, magari è una fisima mia, ho una giornata storta: ma a me questa cosa che la cultura diventi una specie di status symbol come la macchina o il vestito firmato, che si debba far sapere che leggi, che hai letto, che leggerai mi pare un atteggiamento altrettanto cafone di quello del ricco che ti sbatte in faccia il suo Suv. Una forma di ostentazione priva di senso, perché per me la lettura è come il sesso, una cosa personale che, quando lo fai, non racconti ad altri o te ne vanti in piazza a voce alta, elencando conquiste e prestazioni come un dongiovanni d’accatto nelle torride sere al bar di provincia. E anche se hai letto un libro non è detto che tu sia migliore di altri, o che tu faccia parte di una setta di illuminati che del mondo ha capito tutto: c’è gente che ha letto milioni di libri senza capire un cazzo, eh. Forse perché li leggevano per sapere l’aforisma di che autore era più chic avere sulla tazza."