theshelteringsky

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  • 07 Sep
    16:05 pm
    Mi do un’occhiata intorno: Sofia è questo.
    Sofia è zucchero scordato, è quell’odore di cassetto, un odore discreto, che non resta nei panni, appena esco di qui se ne va, è foto in bianco e nero, foto piccole, sbiadite al centro, e lei gioca a indovinare i tratti che il tempo ha cancellato, foto messe in cima a una mensola, nessuno arriva a guardarle. È mani in grembo, è un silenzio che giudica, è pensieri che se ne stanno per i fatti loro.
    “Ma noi, Sofia, siamo amiche?”
    “Certo.”
    “Però tra amiche non funziona così: io ti racconto tutto, tu di te non parli.”
    Dopo qualche minuto il pentolino brontola: anche gli oggetti sanno essere polemici.
    “Io non ho una storia da darti.”
    “Tutti ne abbiamo una.”
    Allora lei non sa cosa dire, guarda il pavimento, le devono essere cadute le parole.
    E mi mettono a guardarlo anche io il pavimento, per vedere dove sono finite quelle parole, per raccoglierle.
    “Tu sei solo domande ed io risposte.”
    Il suo sorriso scolorisce, i suoi occhi fissano un punto invisibile. Parte, lontano, in un pensiero che non si sa.
    E io mi sforzo di intuirlo quel pensiero, per riacciuffarla, per riprenderla al lazo e portarla da me, ma è complicato.
    Come curare il dolore se non sai dov’è."

    giulia carcasi, io sono di legno

    (via lalumacahatrecorna)

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